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ARTE VISIVA

BIAGIO CEPOLLARO 2008 AL DI LA' DEL BIANCO-2 dipinto su tavola cm 100 x 70 tecnica mista
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oltre i segni dicemmo e intendevamo
un’agire silenzioso dentro il ritrovato
limite del dire: scontata l’infinita
rifrazione del senso per chi ascolta
come per accettazione euforica
di un limite ap punto che diventa
nuovo punto di partenza: il senso
è più vasto della poesia come la vita
sempre lo è di ognuno di noi
Da Biagio Cepollaro, Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, Roma, 2008
COPRIRE, SCOPRIRE, TRASPARIRE, SPARIRE
Provenendo dalla poesia e dal digitale posso avere l’illusione di padroneggiare le parole e il puramente virtuale, o al contrario, la disillusione che dice l’inanità delle parole e la materialità dell’immateriale.
Ora vi è un oggetto davanti a me, una tavola di legno, cm 70 x 80, oppure
cm 70 x 100.Tavola che preparo con il gesso.
Provenendo dalla poesia so che l’oggetto davanti a me è un libro o una pagina,
sia pure una pagina elettronica. Pagina ora di legno e gesso,bianca. Comincio a scrivere i segni col colore, con i pastelli, li ricopro col gesso finchè traspaiano al punto giusto o con qualche altro materiale. Coprire, scoprire, trasparire, sparire.
I muri scritti della città, le pagine-pareti, le pareti su cui si stratificano tracce emozionali, i racconti ridotti a frase, la rabbia fatta graffio, graffiata.
Non i graffiti che sono discusso arredamento urbano, punto di crisi del concetto di proprietà, limite valicabile tra pubblico e privato, tra dentro e fuori in una città.
Non mi interessa da tempo ciò che è nuovo, nuovo è ogni incontro fragrante con un oggetto, con un’idea, con una persona. Non c’è nuovo, c’è la speranza di rinnovarsi, l’attualizzarsi: penso al primitivismo e all’importanza per le avanguardie storiche.
Sono questi i corto-circuiti che mi stimolano, in cui mi ritrovo, quando penso alla poesia, al primo libro della mia trilogia, a Scribeide e alla lingua di Jacopone da Todi che viene lì riattualizzata, appunto…
B.C.

BIAGIO CEPOLLARO 2009 AL DI LA' DEL BIANCO-3 dipinto su tavola cm 100 x 70 tecnica mista
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IL FUOCO DI CEPOLLARO DALLA POESIA ALLA PITTURA
Dalla poesia alla pittura lungo la via della tecnologia digitale. Può riassumersi così la vicenda artistica del napomilanese Biagio Cepollaro, protagonista di una personale dal titolo «Nel fuoco della scrittura nello spazio Il Filo di Partenope.
Docente di storia e filosofìa, dopo anni di intenso impegno poetico, a metà degli anni ‘80, poi la stesura della trilogia «De requie et Natura» (poema sulla natura artificiale dei paesaggi metropolitani e dei molteplici linguaggi compresenti che l’attraversano), attualmente Biagio Cepollaro si concentra sulle arti visive.
da: Paola de Ciuceis, Il Mattino di Napoli, 15 gennaio 2009
VENERDI’ 9 GENNAIO 2009 ALLE ORE 18
IL FILO DI PARTENOPE
NAPOLI
INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DI OPERE
DI BIAGIO CEPOLLARO
“NEL FUOCO DELLA SCRITTURA”
CON LA PRESENTAZIONE DI MARIANO BAINO
BRINDISI AL 2009 CON
INCHIOSTRO D’ISPIRAZIONE
AUTENTICO ARTIST’S COCKTAIL
PREPARATO DA CESARE GAGLIARDI
CON LA RICETTA DELL’ARTISTS CLUB DI RUE PIGALLE DI PARIGI
ILFILODIPARTENOPE80138 NAPOLI VIA DELLA SAPIENZA 4
(ZONA MUSEO-COSTANTINOPOLI)TEL 081295922, 3388581875
LA MOSTRA SI CONCLUDERA’ IL 25 GENNAIO 2009

BIAGIO CEPOLLARO 2008 SPIRITO IN COSTRUZIONE-1 dipinto su tavola cm 70 x 100 tecnica mista
In esposizione dal 9 gennaio 2009 presso Il Filo di Partenope,
Napoli, via della Sapienza 4
(zona Museo-via Costantinopoli)
tel. 081295922 – 3388581875

BIAGIO CEPOLLARO 2008 NASCENDO-2 dipinto su tavola cm 70 x80 tecnica mista

BIAGIO CEPOLLARO 2008 MADRE CON BAMBINO dipinto su tavola cm 70 x 80 tecnica mista

BIAGIO CEPOLLARO 2008 DUE BAMBINI dipinto du tavola cm 70 x80 tecnica mista
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BIAGIO CEPOLLARO 2009 ICONA-5 dipinto su cartone telato cm 40 x 30 tecnica mista
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BIAGIO CEPOLLARO 2009 ICONA-6 dipinto su cartone telato cm 30 x40 tecnica mista
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IL FUOCO DI CEPOLLARO DALLA POESIA ALLA PITTURA
Ospite di Alberto D’Angelo e Lina Marigliano, Cepollaro lavora sull’ibridazione tra le tecnologie digitali e le tecniche pittoriche più tradizionali, elaborando lavori in cui esprime al meglio lo spirito del meraviglioso mondo creato dai due editori artigiani dove arte e letteratura viaggiano insieme spaziando, appunto, tra arte, libri e poesia.
In esposizione, introdotte da uno scritto di Mariano Baino, circa 40 di opere di varia dimensione di cui due tecniche miste su tavoletta di legno e, per il resto, tutte tele cartonate lavorate dapprima allo scanner e poi completate con interventi di pittura tradizionale. Partendo dalla rielaborazione allo scanner di immagini e oggetti preesistenti, si giunge ad un perfezionamento del lavoro con l’uso di pastelli, inchiostri, oli e l’inserimento di scritte e frasi poetiche d’uso puramente strumentale all’estetica delle composizione stesse.
Due le serie in rassegna, una, dedicata al «Tamburo di Shiva», l’altra a «I due serpenti»: la prima si riferisce al cosmo che rinasce continuamente, la seconda guarda al culto occidentale legato al caduceo di Hermes ma si riferisce pure alla bipolarità della cultura orientale nel binomio yin e yang. «Lavoro per entrambe allo stesso modo, spiega l’autore, focalizzandomi su temi archetipici come la freccia e la clessidra, su segni alchemici come quello dello zolfo, su oggetti comuni come una matassina del cotone piuttosto che una forma d’alluminio per tartine, guardo alla circolarità tra il digitale ed il manuale che per me diventano solo due differenti momenti di un solo stato, quello della materia, oggetto del mio interesse artistico».
da: Paola de Ciuceis, Il Mattino di Napoli, 15 gennaio 2009

BIAGIO CEPOLLARO e DAVIDE ROCCA 2009 a IL FILO DI PARTENOPE
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Nel fuoco della scrittura in mostra a Roma, La Camera verde
prima serie dei Trigrammi
Sabato 20 settembre ore 18.00
Inaugurazione della mostra di pittura
e presentazione del libro
Nel fuoco della scrittura
di Biagio Cepollaro
La mostra si può visitare fino al 17 ottobre
dalle ore 17.00 alle ore 23.00, esclusi i lunedì. Di mattina su appuntamento.
Centro Culturale
»LA CAMERA VERDE«
Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b – 00154 Roma
Cell. 340 5263877
e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it
www.lacameraverde.com
C’è la scrittura, ci sono le ‘cose scritte’ e c’è l’atto dello scrivere, il movimento del braccio e della mano nella percezione del contatto con il supporto. E c’è un atto dello scrivere che è un vero e proprio atto sacrificale in cui la parola appena scritta è sin dall’inizio solo una traccia e uno strato della nuova (che magari è la stessa) parola scritta e così, tendenzialmente, all’infinito.
L’atto dello scrivere a questo punto è un fare strato su strato che non è cancellazione ma sedimentazione della traccia. Tale sedimentazione è già immagine e visione: quando ciò che conta non è la sua funzione informativa né quella espressiva ma il fisico esserci, il segno di un’invocazione ripetuta, di un’apertura del cuore, di una speranza.
Quando questo fisico esserci è già struttura compositiva, è già senso al di là del significato.
E’ la danza della parola che come per la danza dei dervisci gira in tondo: non è più importante il corpo che si muove, la figura della danza, ma ciò che di questo movimento resta, la scia di un abbandono estatico. E c’è in questo tipo di danza un‘intenzione cosmologica e cosmogonica, il danzatore, ad esempio, mima il moto dei pianeti muovendosi in senso antiorario sul proprio asse.
Anche l’atto dello scrivere può avere la stessa intenzione quando riporta sul piano l’organizzazione di un suono. Millenni testimoniano questa possibilità. Scrivere dimenticando per poter ancora scrivere, come si ara un terreno, nell’estenuazione dell’andare e del venire, del sorgere e del tramontare.
Quando la scrittura non è più uno strumento di comunicazione, un codice, un veicolo, quando non è neanche un segno indecifrabile decaduto ad oggetto, diventa materiale di costruzione che ai miei occhi rimanda direttamente alla relazione con il mondo. Il pensiero sulla scrittura ha sempre connesso i diversi sistemi di codificazione alle cose da dire, raccontare, calcolare. Ma quando uno strumento viene restituito alla sua origine, quando non si proietta più nel passato remoto una mentalità economica che è invece moderna, accade di fare una strana esperienza della scrittura.
Non è vero che questa esperienza ha a che fare solo con l’autoreferenzialità del segno o alla sua concretezza. L’esperienza che ho fatto è di comunicare, attraverso questo fuoco della scrittura, con la nudità fondamentale dello stare al mondo, nudità tanto culturale quanto creaturale.
Da questo punto di vista la storia e la storicità dei segni appaiono come modalità di ricostruzione di un’esperienza collettiva possibile, solo possibile.
Ciò che la storia non ci racconta è il segreto individuale di ogni singola creatura alle prese con i suoi mostri e con le sue speranze.
Una sorta di anteriorità, di lato nascosto, di lato concavo dell’atto dello scrivere che ho la sensazione di ripercorrere facendo questi segni, questi lavori.
E’ una scrittura che spesso ha avuto per me il sapore dell’ex-voto. Anche in questo caso ciò che conta non è la pittografia del gesto di ringraziamento o di implorazione ma l’esperienza del gesto del ringraziare e dell’implorare attraverso una sorta di scrittura oggettuale…
Le nuove tecnologie ci restituiscono, attraverso la digitalizzazione, la riduzione in numero di immagine, colore, suono, parola…Ci propongono una separazione tra materiale e materia: il materiale con la sua prolissità tattile e la materia come configurazione quasi-ideale di un concetto.
Quando il processo della creazione comincia con la scansione digitale di una superficie precedentemente lavorata e disposta ad entrare nel futuro lavoro estetico, quando il processo della creazione termina con l’intervento ‘a mano’ (con tecnologie precedenti) di questa stessa superficie (ma all’origine vi può anche essere un oggetto tridimensionale), in mezzo e alla fine del processo si sono realizzate due elaborazioni compositive decisive: quella al computer e quella sulla stampata finale.
Alla fine conta il supporto, la reazione del supporto ai due tipi di intervento. Il supporto è la sintesi finale: è la materia che si è configurata a partire dal materiale ma che ha provato, per quanto ha potuto, ad evitarne le prolissità. Il numero caratterizzante il digitale qui non è più semplificazione e appiattimento, né resa alla virtualità, ma semplicemente acquisizione in dialogo di tecnologie più recenti. L’essenziale comunque non è nel materiale, forse non lo è mai stato: l’essenziale è forse qui nell’idea di materia che si riesce ad esprimere.
Biagio Cepollaro
Le due serie dei Trigrammi ora su Youtub
Immagini dal fuoco della scrittura
Il Video delle due serie dei Trigrammi.
Immagini di Biagio Cepollaro;
Ritratto di Silvia Zanrosso;
Musica di Giuseppe Cepollaro
Ideazione e realizzazione del video di Paolo Rassatti
Un ringraziamento a Paolo Rassatti per l’ideazione e la realizzazione del video dedicato alle due serie dei Trigrammi, in preparazione della mostra presso La Camera verde prevista per il 20 settembre in Via Miani, 20, Roma.
Ringrazio anche Silvia Zanrusso per il ritratto e Giuseppe Cepollaro per la musica.
B.C.
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